Dalla diagnosi alla scelta del trattamento: una guida ai passaggi principali del percorso di cura.

Che cosa sono

Il colon è la parte del grosso intestino compresa tra il cieco e il sigma. La forma più comune di tumore è l’adenocarcinoma, che origina dalle cellule della mucosa, il rivestimento interno dell’intestino.

Molti tumori si sviluppano a partire da polipi precancerosi. Individuare e rimuovere queste lesioni durante la colonscopia può impedire che evolvano in un tumore. Non tutti i polipi, però, hanno lo stesso rischio.

Le parti del colon: cieco, colon ascendente, trasverso, discendente e sigma, seguite dal retto.
La sede del tumore contribuisce a determinare il tipo di intervento. Il retto ha un percorso di cura specifico, descritto nella scheda dedicata.

Fattori di rischio e prevenzione

Il rischio aumenta con l’età. Contano anche la familiarità, alcune sindromi ereditarie, precedenti polipi o tumori e le malattie infiammatorie croniche intestinali. Fumo, alcol, sovrappeso, sedentarietà e un’alimentazione ricca di carni lavorate possono contribuire al rischio.

Lo screening è per chi non ha sintomi

La ricerca del sangue occulto nelle feci può rilevare piccole perdite non visibili. Un risultato positivo richiede un approfondimento, generalmente con colonscopia: non significa automaticamente avere un tumore.

Segui gli inviti di Prevenzione Serena. Familiarità o condizioni di rischio possono richiedere un programma personalizzato. Se hai sintomi, rivolgiti al medico senza attendere lo screening.

Quali sintomi valutare

Nelle fasi iniziali il tumore può non dare disturbi. I segnali da valutare comprendono:

  • sangue nelle feci o anemia da carenza di ferro, con stanchezza e pallore;
  • cambiamenti persistenti delle evacuazioni, come stipsi o diarrea;
  • dolore addominale o gonfiore persistente;
  • perdita di peso non spiegata.

Nel colon destro possono prevalere perdite di sangue non visibili e anemia; nel colon sinistro sono più frequenti disturbi del transito. Questi sintomi possono avere anche cause diverse dal tumore, ma meritano un accertamento.

Come si arriva alla diagnosi

  1. Colonscopia con biopsiaPermette di osservare la lesione e prelevare campioni. L’esame istologico stabilisce la diagnosi.
  2. Esami per definire l’estensioneLa TC di torace e addome, con eventuale studio della pelvi, ricerca il coinvolgimento di altri organi. Si associano esami del sangue, incluso il CEA quando indicato: il CEA da solo non diagnostica né esclude il tumore.
  3. Valutazione multidisciplinareIl percorso CAS (Centro Accoglienza e Servizi) e la discussione nel GIC (Gruppo Interdisciplinare Cure) permettono di concordare il trattamento tra i diversi specialisti.

Che cosa significa “stadio”

La stadiazione descrive quanto è estesa la malattia. Il sistema TNM considera tre aspetti:

TEstensione del tumore nella parete e nelle strutture vicine.
NEventuale coinvolgimento dei linfonodi regionali.
MPresenza o assenza di metastasi in altri organi.

Lo stadio, insieme alle caratteristiche biologiche e alle condizioni generali, guida le scelte di cura. L’esame istologico del pezzo operatorio fornisce ulteriori informazioni decisive.

Come si sceglie la cura

Malattia localizzata

La chirurgia è il trattamento principale nella maggior parte dei casi. Asporta il tratto di colon interessato insieme al tessuto che contiene i linfonodi regionali. Un’eventuale chemioterapia dopo l’intervento dipende dallo stadio e dai fattori di rischio.

Malattia localmente avanzata o metastatica

Il programma può associare farmaci oncologici e chirurgia. La sequenza dipende dall’estensione, dai sintomi e dalla possibilità di asportare il tumore e le eventuali metastasi. Le terapie vengono selezionate anche in base alle caratteristiche molecolari della neoplasia.

Per un polipo che contiene un tumore molto iniziale, l’asportazione endoscopica può essere sufficiente solo se l’esame istologico mostra caratteristiche favorevoli. Negli altri casi può essere necessaria una resezione chirurgica con asportazione dei linfonodi.

La chirurgia, in parole semplici

Il tratto da asportare dipende dalla sede della lesione e dalla sua vascolarizzazione. Le principali resezioni comprendono la colectomia destra, la resezione del trasverso e la colectomia sinistra.

Schema delle principali resezioni del colon: destra, trasverso e sinistra; i segmenti interessati sono colorati.
I tratti colorati indicano esempi schematici delle principali resezioni. L’estensione effettiva viene personalizzata in base alla sede e ai criteri oncologici.

Quando possibile, i due segmenti intestinali vengono ricongiunti con un’anastomosi. In alcune situazioni è più sicuro confezionare una stomia, cioè portare l’intestino sulla parete addominale per consentire l’uscita delle feci in un dispositivo di raccolta. Può essere temporanea o definitiva. La resezione secondo Hartmann prevede una colostomia e la chiusura del tratto intestinale a valle, senza anastomosi immediata.

La laparoscopia consente di operare attraverso piccole incisioni, quando le condizioni lo permettono. Il passaggio a un’incisione tradizionale può essere necessario per eseguire l’intervento in sicurezza.

Gestione delle urgenze

Occlusione, perforazione e sanguinamento importante richiedono una valutazione ospedaliera urgente. Dolore intenso, addome molto gonfio, vomito con arresto di feci e gas o perdite abbondanti con debolezza o svenimento richiedono di rivolgersi al Pronto Soccorso.

Il primo obiettivo è stabilizzare il paziente e definire la complicanza, generalmente con esami del sangue e TC con contrasto. La scelta dipende dalla sede del tumore, dalle condizioni generali e dalla presenza di sofferenza intestinale o infezione.

Occlusione: riaprire il transito prima della resezione

In pazienti selezionati, soprattutto con tumore del colon sinistro e senza perforazione o sofferenza intestinale, è possibile decomprimere l’intestino prima dell’intervento oncologico:

  • Stent colico endoscopico: una protesi metallica autoespandibile attraversa il restringimento e consente nuovamente il passaggio del contenuto intestinale. Richiede esperienza specifica e una sede adatta; fra i possibili limiti vi sono mancata decompressione, migrazione e perforazione.
  • Colostomia di decompressione: si porta un tratto di colon alla parete addominale, generalmente ad ansa, senza asportare subito il tumore. Può essere confezionata per via laparoscopica, se le condizioni lo consentono, sul trasverso o sul colon sinistro, sempre a monte dell’ostruzione.

Nel colon destro la strategia può essere diversa e comprendere direttamente la resezione; la sede della stomia deve consentire una decompressione efficace.

Dall’urgenza alla chirurgia programmata

La decompressione permette di ridurre la distensione intestinale, correggere disidratazione e alterazioni metaboliche e completare stadiazione e valutazione clinica. Nel colon sinistro, dopo stent usato come ponte alla chirurgia, la resezione può essere programmata orientativamente dopo circa due settimane. Dopo colostomia l’intervallo è individualizzato e può essere analogo nei casi appropriati.

Operare a intestino deteso e con un migliore inquadramento può favorire un approccio mini-invasivo, senza garantirne la fattibilità. Il programma viene rivalutato secondo l’evoluzione clinica.

Perforazione: controllare la contaminazione

La perforazione può causare peritonite e sepsi. Sono necessari stabilizzazione, antibiotici e un tempestivo controllo chirurgico della causa, con resezione e/o stomia secondo il quadro. Il posizionamento di uno stent è controindicato in presenza di perforazione; il percorso di attesa descritto per l’occlusione non si applica a questa situazione.

Sanguinamento: emostasi endoscopica quando possibile

Dopo la stabilizzazione, l’endoscopia può localizzare la perdita e trattarla con metodiche di emostasi, cioè arresto del sanguinamento: clip, coagulazione o prodotti emostatici, scelti in base alla lesione. Il controllo può essere temporaneo e va seguito dal programma oncologico.

Nel sanguinamento importante e persistente, soprattutto con instabilità, l’angio-TC può individuare la fonte e guidare un’eventuale embolizzazione radiologica. La chirurgia è necessaria quando le altre opzioni non sono adatte o non controllano l’emorragia.

Dopo il trattamento

Il follow-up è un programma di visite ed esami per controllare gli esiti delle cure e riconoscere un’eventuale recidiva. Il calendario viene personalizzato dall’équipe. Anche alimentazione, ripresa dell’attività fisica e gestione di un’eventuale stomia fanno parte del recupero.

Approfondimenti: National Cancer Institute · Prevenzione Serena – Regione Piemonte · ESGE: stent colici · SAGES: urgenze oncologiche colorettali.